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Recenzione di Graziella Falconi, componente del Comitato Scientifico dell'Associazione dellaRepubblica per la storia dell'Italia repubblicana, del libro di Fiorenza Taricone 

Donne e uomini pace e guerra

Prefazione di Marco Tarquinio Aracne edizioni 2026, pp. 220

 

 

Che il titolo non porti fuori strada: non si tratta di una faccenda fra uomini e donne, ma dell’umanità intera  e della sua storia. Più precisamente:  come si collocano le donne  entro il binomio pace guerra? Tenendo conto di quanto, e per quanto tempo, le donne sono state escluse dalle professioni civili, dal diritto allo studio, dal diritto di voto, dalla vita pubblica “così come essa è stata definita è costruita dalla tradizione culturale maschile”. Quali le prestazioni in guerra  da parte delle donne, destinate invece  alla educazione patriottica della prole e al sostegno del lavoro di mariti, padri, fratelli, persino amanti?  Anche quando  non combattenti in prima persona,  le donne , sono state diversamente coinvolte nelle guerre, come popolazione civile, nelle immediate retrovie e come bottino di guerra.  In prima persona  si ricordano le  guerrieri Amazzoni, considerate dalla civiltà greca uguali  ai maschi, mutilate di una parte della loro femminilità,  spesso utilizzate anche come pezze d’appoggio di rivendicazioni femministe nel 17º e 18º secolo,   e perciò pericolose rivali dell’uomo. Il volume della Taricone è una disamina precisa  su questi temi. La pace corrisponde all’essere e la guerra all’apparire? che la pace sia “l’originario e la guerra l’artificiale “. In guerra, nota Bobbio, la forza non è al servizio del diritto ma il diritto a servizio della forza: non vince chi ha ragione, ma si dà ragione ai vincitori. Se così è, non vince chi ha ragione e la ragione è di chi vince e la distinzione tra guerra giusta ingiusta, scrive Bobbio non ha più ragion d’essere.

E’ impressionante in questi giorni la riproduzione della prima pagina  del  Corriere della Sera venerdì , la data è 1 settembre 1939. IL titolo è: scocca l’ora decisiva; il sottotitolo Le proposte di Hitler per Danzica  e il Corridoio  leali ragionevoli eseguibilissime lasciate stoltamente cadere da Varsavia e da Londra;  l’ articolo di fondo, a firma Aldo Valori:Inaudito egoismo. Qui si spiega ‘nessuna persona di buona fede possa restare in dubbio sulla volontà di riconciliazione che emerge dalle proposte germaniche oggi pubblicate’. Il contenuto di tali proposte, il modo in cui furono presentate, la paziente  attesa dell’arrivo d’un plenipotenziario polacco che mai non giunse, tutto ciò va posto nettamente all’attivo del governo del Reich vari quando si voglia stabilire il bilancio della responsabilità storica storiche del conflitto… la Polonia dovrà pentirsi un giorno di essersi fatta loro passivo strumento, anziché cogliere questa magnifica occasione per assicurare  la pace europea e il proprio tranquillo avvenire”  Si insiste ancora ,in seconda,  a sostenere la scervellata resistenza dei polacchi  mentre  “il rientro di Danzica nella patria germanica e produce esultanza nel popolo danzese”  e intanto l’aviazione germanica  ha cominciato alle nove del mattino a bombardare Varsavia, mentre  l’Italia garantisce la neutralità svizzera. 

Tornando al bel libro della Taricone, che scava con grande serietà nei fatti storici,  a  partire dalle guerriere amazzoni, fino alle schiere di donne  che accompagnano gli eserciti nelle varie guerre, non escluse  le medievali, fino  al decreto del 28 dicembre 1791 dell’Assemblea legislativa  francese che  autorizzava esplicitamente i soldati ad essere accompagnati dalle mogli, nonché dalle amanti, oltre un gran numero di commedianti a fianco delle vivandiere, delle cantiniere, delle lavandaie. Tutte  donne dotate di grande energia, resistenti al caldo, al freddo, alla pioggia e alla neve, che arrivavano ovunque per procurarsi la merce. Condizioni di vita molto difficili  tra l’alcolismo, le malattie veneree, la violenza.

Numerose in Italia, le vivandiere, provvedevano a tutti i bisogni del soldato; lavavano e rammentavano i vestiti, senza alcun compenso. Non appartenevano a nessuno: erano di chi le voleva. Sensibili al dolore e  pronte ad aiutare i sofferenti, esse furono spesso decorate per il loro coraggio e abnegazione. Le vivandiere non sono state una prerogativa europea, nell’Ottocento, ed è Flora Tristan a documentarne il lavoro. 

Si può affermare che esiste una sorta di rapporto privilegiato tra le donne  e la pace, sebbene  un filone di studi femministi lo abbia  prima negato  e poi recuperato “come un dover essere delle donne, come segno di uno specifico femminile all’interno di un percorso di liberazione “. Nella grande guerra le donne in generale hanno  avuto un  sentimento socialista e pacifista; pacifista per orrore della guerra e socialista per orrore della miseria. 

Tante furono le donne nella Resistenza, armata e civile; per la Repubblica democratica e la sua affermazione le donne hanno rischiato la vita, processi, torture, perdite affettive, stupri, malattie veneree. Molte non hanno ufficialmente richiesto l’attestazione di partigiane non solo ritenendo di avere fatto semplicemente il proprio dovere, ma per vergogna e dolore. 

Per venire al periodo più lungo di pace, dopo una guerra terribile seconda guerra mondiale, nel nostro Paese, negli anni 80 il ministro della difesa ha presentato un disegno di legge che riguardava il reclutamento (esteso anche alle donne)  di volontari per le categorie degli ufficiali e sottufficiali dei militari di truppa in servizio continuativo. Legge che trova il suo precedente  legislativo in quella del 1 febbraio 63 numero 66 che ha liberalizzato l’accesso delle donne a tutti gli impegni impieghi pubblici. Leggi molto ben spiegate dalla Taricone che chiude la documentazione del suo prezioso lavoro di scavo e di raccordi, con l’elenco delle donne che hanno ricevuto il Nobel per la pace e  di cui poco o nulla si sa.

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