Camera dei deputati: comunicazioni del presidente del Consiglio Lamberto Dini che ricorda di aver preannunciato che il Governo avrebbe rassegnato le dimissioni dopo il raggiungimento degli obiettivi programmatici sui quali aveva ottenuto la fiducia e afferma che tali obiettivi sono stati raggiunti. Delinea tre ipotesi: un’ampia intesa sulle riforme istituzionali e la formazione di un governo di garanzia per la fase costituente, in mancanza di accordo un governo che sia nella pienezza dei poteri per la durata del semestre di presidenza italiana della Unione Europea, infine le dimissioni e l’apertura di una fase che porti alle elezioni politiche e ad un nuovo Parlamento. L’11gennaio il dibattito si conclude senza voto. Dini si reca dal capo dello Stato rassegna le dimissioni al capo dello Stato, dimissioni che sono comunicate alla Camera nella mattinata del 12 febbraio.
XIII Legislatura Camera dei deputati sedute dal 9 al 12 febbraio 1995
Seduta n. 309 - 9 gennaio 1995
Comunicazioni del governo: Lamberto Dini, presidente del Consiglio
Seduta n. 310 -10 gennaio 1995
Seguito della discussione
Seduta n. 311 - 11 gennaio 1995 [continuata il 12 gennaio]
Seguito discussione. Lamberto Dini, presidente del Consiglio: replica
La seduta riprende il 12 alle 11 con l’annuncio del presidente del Consiglio delle dimissioni.
«La Stampa»
«La Stampa», 9 gennaio 1996 [pp.6-8]
p. 6- Alberto Rapisarda, Il presidente del Consiglio anticipa il discorso con il quale oggi apre il dibattito alla Camera. «Le dimissioni? Le ho già date a Scalfaro». Dini al Polo: non me ne vado, se volete sfiduciatemi; Filippo Ceccarelli, Da tecnico a politico. Le 4 stagioni di Lamberto. Ma la sua era non è ancora al tramonto; Andrea di Robilant, «Governo forte per l’Europa». Da Santer un «aiuto» al premier. «Deve avere il massimo sostegno»; r. i., Il ministro degli Esteri. «Serve un’Unione più attiva». La Agnelli al «Times»: stop agli euroscettici;
p. 7-Fabio Martini, La destra ora corregge la rotta e si avvicina a Forza Italia per salvare l’unità del Polo. AN più morbida: «Governo costituente». Ma a precise condizioni: al primo posto una riforma presidenzialista, con preferenza al sistema francese; Augusto Minzolini, Grandi manovre. Fini- Dini, vertice segreto. I «nemici» cercano un compromesso;
p. 8- Giovanni Cerruti, Telefonata di un’ora con il senatùr prima del vertice di stamattina fra Ulivo e Carroccio. Il «no» di D’Alema spiazza la Lega. Bossi: alla Costituente non rinuncio; r. i., Per l’elezione del premier. Nasce il «Polo trasversale». Promotori Occhetto, Segni e Adornato
«La Stampa», 11 gennaio 1996 [pp. 1-3-pp.5-6]
p.1-Titolo: Seduta fiume a Montecitorio. D’Alema: verifica sulle riforme. Berlusconi: Costituente, unica alternativa al voto. I Poli cercano un’intesa per non votare. Bossi rompe con la sinistra. Dini: non escludo colpi di scena;
p.1-p.6- Editoriale, Sergio Romano, Così muore una Nazione;
p.1-2-Paolo Guzzanti, La notte di massimo e Silvio. La lunga notte dei cari nemici. Tra i due leader vince la trattativa;
p.2-Maria Teresa Meli, Ma metà della Quercia è scontenta: così non avremo né riforme né elezioni. D’Alema scavalca il «senatur». «Niente ricatti, cerchiamo l’intesa con Silvio»; m. t. m. (Maria Teresa Meli), Sgarbi fa ridere Lamberto. «Congratulazioni, intervento bellissimo»;
p.3-Alberto Rapisarda, L’aut aut della Lega rilancia il dialogo tra Berlusconi e PDS. Scalfaro: ci vuole la pazienza della Costituente. Tamburi di guerra, ma poi è armistizio. Il premier non escludo colpi di scena; Augusto Minzolini, L’accordo possibile. Massimo «chiama» il Cavaliere. «incontriamoci sul doppio turno»; Fabio Martini, L’amica ritrovata. Elogi e citazioni in aula. È flirt fra D’Alema e Iotti;
p.5- Giovanni Cerruti, Il senatùr solo contro tutti: via da questo Parlamento, prepariamoci al voto. Ma ringrazia Dini. Bossi: Padania pronta alla secessione. Ed è un coro di insulti contro il leader leghista; Filippo Ceccarelli, Battaglia alla Camera. Il duello tra Fini e Irene. A colpi di fioretto tra cori e fischi; Guido Tiberga, Dopo la «lite». «In aula le opinioni sono sacre». Pivetti: «Ma quale minaccia? Era solo un’ipotesi» [intervista a Irene Pivetti]
«La Repubblica»
«la Repubblica», 9 gennaio 1996 [p.10]
Umberto Rosso, Verifica Dini in aula. Il centrosinistra prepara una risoluzione di sostegno a Dini e vuol «vedere se quello della Lega è un bluff». I Verdi dimissioni subito. L’Ulivo: «Governo in sella fino a marzo»
«la Repubblica», 9 gennaio 1996 [p.11]
Vittorio Testa, Verifica Dini in aula il Polo. Berlusconi «Senza intese subito al voto”. “Una mozione contro il governo? Vedremo»
«la Repubblica», 9 gennaio 1996 [p.11]
Alessandra Longo, Verifica Dini in aula il Polo. Il presidente di AN annuncia una sorpresa istituzionale e anche il Cavaliere si dice disponibile sulle riforme. Fini dal premier per spiegare le sue condizioni. La «carta» elezione diretta del capo del governo
«la Repubblica», 10 gennaio 1996 [p.2]
Stefano Marroni, Governo alla prova. Dopo una giornata di trattative inutili e incontri a tutto campo, la verifica non trova una via d’uscita. Montecitorio, la Babele delle mozioni. D’Alema «Rinnovare la fiducia per un periodo limitato». Il dibattito trasmesso in diretta dalle reti RAI
«la Repubblica», 10 gennaio 1996 [p.3]
Federico Geremicca, Governo alla prova. Il premier alla Camera: «Mi auguro che non si lasci il Paese nell' incertezza e nel vuoto di potere». Dini non offre scorciatoie. «partiti, decidete voi ...». Larghe intese, semestre o voto: le tre strade possibili Incertezza e confusione regnano sovrane Proteste e applausi polemici dai banchi di AN
«la Repubblica», 10 gennaio 1996 [p.3]
Alessandra Longo, Governo alla prova. Fini, sponsor della linea dura, non sarebbe contrario a un «passaggio» intermedio. Berlusconi: «Lamberto dimettiti». Forza Italia: risoluzione subito e, se non basta, la sfiducia. E se sulla mozione di sfiducia si spaccasse il Polo?
«la Repubblica», 11 gennaio 1996 [p.1]
Editoriale, Eugenio Scalfari, Obblighiamoli alla chiarezza
«la Repubblica», 12 gennaio 1996 [p.1]
Giovanni Valentini, Due mesi oppure due anni
«la Repubblica», 12 gennaio 1996 [p.3]
Alessandra Longo, La crisi di governo. «Elezioni o dialogo sulle riforme? Dipende da D’Alema». Fini il vincitore «Doveva finire così». Tatarella euforico: «È un successo del buon senso»
«la Repubblica», 12 gennaio 1996 [p.3]
Stefano Marroni, La crisi di governo. Fallito ogni tentativo di costruire una maggioranza, il presidente del Consiglio è intervenuto prima del voto. Dini getta la spugna e si dimette. Quattro minuti per l’addio. «Reincarico? Non penso». Una mossa obbligata che ha cercato di evitare
«la Repubblica», 13 gennaio 1996 [p.2]
Alessandra Longo, Intervista al leader di AN. «Sono contento che D' Alema parta dallo stesso presupposto: prima si verifica, poi si fa l’intesa”. “Premier eletto dal popolo e la grande intesa si farà». Fini: ma se fossi un bookmaker punterei sul voto Bossi va isolato, i due Poli dovrebbero fare un patto per non farsi più ricattare da lui. Una cosa è certa, non nascerà un governo del presidente. Scalfaro in questa fase sarà estremamente notarile, non tocca a lui stabilire se un governo nasce o no. Doppio turno? Per Fisichella è anche possibile «Il nome del capo del governo non è un problema» [intervista a Gianfranco Fini]
«la Repubblica», 13 gennaio 1996 [p.3]
Stefano Marroni, La crisi di governo. Vertice del Polo da Berlusconi, confronto serrato a Botteghe Oscure. E Bossi mette da parte la Costituente. D' Alema chiede un «esploratore». Il forzista Dotti: «Non trovare un’intesa ora sarebbe da criminali». Anche Occhetto stavolta era d’accordo. Al tavolo delle regole anche due pool di esperti
«la Repubblica», 13 gennaio 1996 [p.3]
Giorgio Battistini, La crisi di governo. L’alternativa sarebbe tra un incarico esplorativo a Scognamiglio e un Dini bis elettorale. Ma il Quirinale punta sui tempi lunghi
«la Repubblica», 13 gennaio 1996 [p.4]
Giuseppe D’Avanzo, La crisi di governo. L' idea di un accordo tra i due poli sembra suscitare più allarme a sinistra che a destra Governissimo, uno choc per i militanti La destra La base di AN pronta all' accordo anche con i «comunisti» pur di cambiare lo Stato. «Per il presidenzialismo andiamo col diavolo»
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