Israele- Palestina

18 aprile: L’Esercito israeliane comincia a ritirarsi da Nablus e Jenin, resta a Betlemme e Ramallah. Terje- Roed Larsen, l’inviato delle Nazioni Unite, definisce quello che è accaduto al campo profughi di Jenin «una catastrofe umanitaria» e aggiunge che nessuno scopo può giustificare la sofferenza inflitta ai civili. Larsen chiede a Israele di concedere alle agenzie internazionali di soccorso di agire liberamente e ripristinare i servizi essenziali. Circa 2000 persone sono rimaste senza tetto, cibo, acqua, elettricità. I Palestinesi insistono sulla Commissione internazionale d’inchiesta.

19 aprile: Israele respinge le accuse dell’inviato ONU sul massacro a Jenin. Gli USA si dichiarano a favore di una Commissione di indagine ma sono contrari alla formalizzazione con un voto delle Nazioni Unite. Nella regione di Betlemme militari israeliani arrestano il capo delle Brigate Ezzedin al-Quassam. Non cessano gli scontri. L’offensiva israeliana si sposta sulla striscia di Gaza, negli scontri cominciati la notte precedente perdono la vita 12 palestinesi. A Betunia villaggio nei pressi di Ramallah un bambino di nove anni è colpito dal fuoco israeliano, al centro di Ramallah è ucciso  un ragazzo di 15 anni.

Perugia: si svolge la manifestazione organizzata da CGIL, CSIL e UIL per la pace. 

20 aprile: Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU vota all’unanimità la risoluzione 1405 che stabilisce che il segretario generale Kofi Annan, in collaborazione con Israele, invierà una missione per accertare quanto è avvenuto nel campo profughi palestinese di Jenin durante l'intervento militare israeliano. Rimossa, per ora, la contrarietà al voto manifestata dagli USA. Resta grave la situazione alla Basilica della Natività ancora sotto assedio.