Rapimento di Giuliana Sgrena: dopo una settimana in cui ottimismo e scoraggiamento si alternano senza soluzione di continuità, Giuliana Sgrena viene liberata grazie alla mediazione dei servizi segreti militari italiani.
Durante il trasferimento all'aeroporto di Baghdad, mentre sulla capitale irachena imperversa un violento temporale e dopo aver attraversato parecchi check-point, l'auto sulla quale viaggia la giornalista de Il Manifesto viene illuminata da un potente faro ed immediatamente investita da una pioggia di colpi (prime voci riportano 300-400 colpi) sparati da parte dei soldati statunitensi.
Uno dei funzionari del SISMI a bordo dell'auto, Nicola Calipari, rimane ucciso sul colpo, raggiunto da un proiettile alla testa nel tentativo di proteggere la giornalista (secondo la ricostruzione della stessa), che, insieme a un altro agente che guidava l'auto, rimane ferita ad una spalla. Le prime notizie giunte ai giornali parlano di altri due agenti feriti a bordo dell'auto (tra cui uno in maniera grave).
Nei giorni successivi, però, viene smentita la presenza di un quarto uomo ferito gravemente: sull'auto, Sgrena e Calipari viaggiavano accompagnati solo dall'autista, il maggiore dei Carabinieri Andrea Carpani, anch'egli funzionario del SISMI.
La ricostruzione statunitense sostiene che l'auto non si era fermata al posto di blocco procedendo ad alta velocità. Quella italiana la nega pressoché in toto, corroborata da fonti del governo italiano e dei servizi segreti e dalla stessa Sgrena, la quale aggiunge che non si trattava di un posto di blocco.