Il Segretario del Partito Democratico, Bersani, propone ai gruppi parlamentari del suo partito la candidatura per la Presidenza della Repubblica dell’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, che è approvata per acclamazione dai gruppi parlamentari.

La candidatura di Prodi tendeva a cogliere il sostegno della coalizione di centro-sinistra.

L’esito del quarto scrutinio è però ben diverso: l’on. Prodi ottiene soltanto 395 voti, ben 101 in meno di quelli di cui disponeva la coalizione di centro-sinistra, a seguito di una serie di defezioni di natura non chiara (ma verosimilmente riconducibili al Partito Democratico) nel voto segreto.

Come conseguenza della mancata elezione di Romano Prodi, Pierluigi Bersani si dimette da segretario del Partito democratico. Le dimissioni saranno confermate nella riunione della Direzione del partito del 23 aprile. Anche la Presidente del Pd Rosi Bindi si dimette.

Nella serata dello stesso giorno i leader di Pd, Pdl e Sc sono ricevuti dal Presidente Napolitano e gli sottopongono una vera e propria “supplica” affinché accetti una rielezione. Il giorno successivo Napolitano accetta l’offerta, ma sottoposta ad alcune condizioni politiche che renderà note nel discorso di insediamento.