Kosovo

28 febbraio: nella provincia serba del Kosovo due poliziotti serbi sono uccisi e altri tre feriti in un agguato. La polizia serba a sua volta uccide 5 ribelli albanesi. Il leader degli albanesi Ibrahim Rugova chiede all’Occidente di intervenire sulle autorità di Belgrado per far cessare le azioni della polizia serba nella regione di Drenica.

1° marzo: si scatena la vendetta serba. Violenti scontri fra forze di polizia serba e indipendentisti albanesi. A Pristina, Likosane e Drenica 20 morti. Secondo alcuni leader albanesi i morti sarebbero molto più numerosi e salirebbero almeno a 35 contando le aggressioni in vari piccoli villaggi.

2 marzo: a Pristina la polizia serba aggredisce la manifestazione di protesta, circa 60 mila partecipanti indetta dai partiti politici albanesi per protestare contro le violenze serbe nella regione di Drenica. Manifestazione, oltre 2000 partecipanti, contro l’ambasciata di Belgrado a Tirana. Duro monito degli USA a Milosevic per porre fine alla repressione. Mosca invita Belgrado a trovare una soluzione che rispetti l’integrità territoriale del Paese e i diritti degli albanesi. L’Europa esprime solidarietà agli albanesi e convoca il Comitato politico per esaminare la situazione nella regione.

3 marzo: arriva a Belgrado per incontrare Milosevic l’inviato dell’Unione Europea Robin Cook, ministro degli Esteri britannico. Hans van den Brock, commissario dell’EU per gli affari europei minaccia l’interruzione di ogni relazione economica fra UE e Federazione Jugoslava se non si avvierà una politica di pacificazione nel Kosovo.

4 marzo: richiamato d’urgenza negli USA l’inviato americano Robert Gelbard. Da Washington si minacciano nuove sanzioni contro Milosevic e non si esclude un intervento militare per evitare la guerra civile. L’Esercito clandestino albanese lancia un appello a tutti gli albanesi a imbracciare le armi e aderire all’organizzazione.